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Consigli sul Terminale

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Il costo di un POS non si limita alla commissione sulle transazioni. Dipende dal modello contrattuale, da come sono distribuite le voci di spesa e da alcune clausole che non compaiono sempre in evidenza nelle offerte commerciali.
Questa guida spiega come leggere un'offerta POS e cosa chiedere prima di scegliere.
La risposta dipende dal tipo di offerta, e sul mercato italiano ne esistono principalmente due.
Nel modello a commissione pura non c'è un canone fisso mensile. Il costo varia ogni mese in proporzione a quanto hai incassato con carta: se incassi poco, spendi poco. È il modello più diffuso tra le PMI italiane perché non espone a costi fissi nei periodi di bassa stagione o di avvio attività.
Nel modello a canone fisso si paga un importo stabilito ogni mese che non dipende dal transato. Alcune offerte includono commissioni azzerate o ridotte sulle transazioni, ma il canone si paga anche se il terminale non viene usato. Chi ha flussi irregolari o stagionali deve valutare con attenzione questa voce.
Esiste anche un modello misto, che combina una quota fissa mensile con commissioni variabili oltre una certa soglia di transato. Può sembrare conveniente sulla carta, ma richiede un calcolo preciso sui propri volumi reali.
Conviene separare le voci di costo in tre categorie per valutare con precisione un'offerta POS: i costi una tantum, i costi ricorrenti e i costi per transazione.
Sono le spese che si sostengono una sola volta, di solito al momento dell'attivazione.
In questa categoria rientrano il costo di acquisto del dispositivo, se previsto, e l'eventuale costo di installazione.
Non tutti i fornitori li applicano: alcuni propongono il terminale in comodato d'uso, senza spese di acquisto, con installazione inclusa. Vale la pena verificare cosa è compreso prima di confrontare le offerte.
Sono le spese periodiche legate all'utilizzo del servizio. Il canone mensile è la voce più visibile, ma non è l'unica.
Alcuni contratti prevedono soglie minime di transato: se in un determinato mese gli incassi con carta scendono sotto una certa soglia, viene applicata una penale.
È una clausola che a volte compare nelle condizioni generali e che può pesare sui mesi di bassa stagione.
Un'altra voce da verificare è la durata minima del contratto e le condizioni di recesso anticipato. Un vincolo pluriennale con penali di uscita significative cambia il peso economico complessivo dell'offerta.
È la commissione applicata a ogni pagamento con carta. Può essere strutturata come percentuale fissa uguale per tutte le carte, oppure variabile in base al tipo di carta, al circuito o alla provenienza.
Un modello a commissione fissa su tutte le carte (debito, credito, prepagate, carte estere) semplifica la gestione e rende prevedibile il costo mensile.
I fondi incassati non sempre sono disponibili il giorno successivo. Alcuni fornitori applicano una fee per l'accredito rapido, oppure prevedono tempi di attesa che possono incidere sulla liquidità dell'attività.
Prima di scegliere, vale la pena verificare con quale frequenza vengono effettuati i versamenti e se ci sono costi associati.
Quando si effettua un rimborso a un cliente, si perde la commissione pagata sulla transazione originale.
In alcuni casi si può sommare anche una spesa fissa per l'operazione di rimborso. È una voce che incide poco su chi rimborsa raramente, ma può diventare rilevante in certi contesti o periodi dell'anno.
Il chargeback o storno è una contestazione avviata direttamente dalla banca del cliente su un pagamento già accettato.
Ogni chargeback può generare una fee a carico dell'esercente, a prescindere dall'esito della disputa. Alcuni contratti prevedono penali aggiuntive se si supera una certa soglia di frequenza.
Alcuni fornitori addebitano costi annuali legati alla conformità agli standard di sicurezza PCI DSS o alla gestione amministrativa del contratto. Non compaiono sempre nell'offerta commerciale.
Dal 2026 POS e registratore telematico devono essere abbinati sul portale Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia delle Entrate. L'esercente registra il numero di serie del terminale POS sul portale: da quel momento AdE acquisisce i dati trasmessi dal registratore telematico in modo allineato con gli incassi elettronici.
Il costo diretto dell'adempimento è zero. Non serve nessun intervento sull'hardware, nessun cavo, nessuna configurazione tra i due dispositivi.
Chi gestisce un'attività in Italia può recuperare una parte delle commissioni pagate sui pagamenti elettronici. Il D.L. 124/2019 riconosce un credito d'imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per i pagamenti effettuati da consumatori finali tramite strumenti elettronici.
Possono accedervi gli esercenti che nell'anno precedente hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro. Per il 2026, il parametro da verificare sono i ricavi del 2025.
Il credito non è uno sconto diretto sull'offerta del fornitore, ma riduce l’impatto effettivo delle commissioni in sede di dichiarazione dei redditi. È una voce che cambia il calcolo complessivo e che vale la pena considerare quando si confrontano offerte diverse.
Non esiste una risposta valida per tutti. La scelta dipende dal volume mensile di incassi con carta e dalla regolarità dei flussi.
Il modello a commissione pura conviene quando il transato è variabile o stagionale: si paga solo quando si incassa, e nei mesi di bassa stagione il costo scende di conseguenza. È anche il modello più semplice da valutare, perché il costo mensile si calcola moltiplicando il transato per la commissione applicata.
Il modello a canone fisso può convenire quando il transato è alto e costante, al punto da rendere il canone inferiore a quello che si pagherebbe a commissione. In quel caso il risparmio è reale, ma richiede una stima precisa sui propri volumi medi e la certezza che quei volumi reggano nel tempo.
Un esercizio utile prima di scegliere è stimare il proprio transato mensile medio, applicare la commissione percentuale dell'offerta che si sta valutando e confrontare il risultato con il canone fisso dell'alternativa. La differenza è il costo reale del modello scelto, al netto di canoni nascosti e soglie minime.
Flatpay offre un terminale POS in comodato d'uso, senza costi di acquisto e senza canone mensile.
La commissione è unica e fissa su tutti i tipi di carte, non importano circuito e valore della transazione. I versamenti arrivano sul conto il giorno lavorativo successivo.
Chi preferisce una soluzione tutto-in-uno può scegliere la Cassa integrata [https://www.flatpay.com/it/prodotto/cassa-integrata], disponibile in versione Standard e Premium. Include POS, registratore telematico e stampante fiscale in un unico sistema. La commissione è fissa anche in questo caso.
In entrambi i casi l'installazione è inclusa e viene effettuata da un consulente Flatpay direttamente in sede. L'assistenza è in italiano, disponibile 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Con un modello a commissione pura senza canone fisso, il costo mensile dipende esclusivamente dal transato. Nei mesi in cui non si accettano pagamenti con carta, il costo è zero. Alcune offerte prevedono però una soglia minima di transato: se non viene raggiunta, viene applicata una penale mensile. È una clausola da verificare nelle condizioni generali prima di scegliere.
Le commissioni sono a carico dell'esercente non del cliente, che invece paga l'importo del bene o del servizio.
Il costo diretto è zero. Dal 2026 l'abbinamento tra POS e registratore telematico avviene sul portale Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia delle Entrate, registrando il numero di serie del terminale. Non sono richiesti interventi hardware.
Dipende dal volume mensile di incassi con carta. Con transato variabile o stagionale, il modello a commissione pura è quasi sempre più conveniente. Il canone fisso può convenire solo con volumi alti e costanti, quando il costo delle commissioni supererebbe il canone. Prima di scegliere vale la pena fare il calcolo sui propri volumi reali.
Le commissioni pagate sui pagamenti elettronici danno diritto a un credito d'imposta del 30% per gli esercenti con ricavi fino a 400.000 euro nell'anno precedente. Non sconta le tariffe imposte dal fornitore, ma riduce il costo netto reale in sede di dichiarazione.
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